La malattia secondo la medicina psicosomatica

Anche nel corso dei secoli passati la malattia veniva vista come un disturbo che coinvolgeva non solo il corpo del paziente ma anche la sua mente, la sua immagine di sé, la sua dipendenza dall’ambiente fisico e sociale e la sua capacità di relazionarsi al cosmo.

Il medico Ippocrate introdusse il concetto innovativo secondo il quale la malattia e la salute di una persona dipendono da specifiche circostanze umane della persona stessa e così ogni elemento nella natura umana aveva ripercussioni sull'intera esistenza. Infatti sosteneva che prendere in considerazione l'intero stile di vita del paziente permetteva di comprendere e sconfiggere la malattia da cui questo era affetto.

Anche F.W. Nietzsche scriveva:

“La malattia mi sciolse lentamente da questi legami, mi risparmiò ogni rottura. Non fui privato di nessuna benevolenza, anzi, ne acquistai di più. Intanto la malattia mi diede diritto al capovolgimento completo delle mie abitudini. Mi concesse, mi comandò di dimenticare. Mi fece il regalo di obbligarmi all’immobilità, all’ozio, all’attesa, alla pazienza”.

Così il sintomo e la malattia sono un evento centrale nella storia della persona e spesso rappresentano le uniche parti di essa in grado di raccontare un sottostante accadimento esistenziale. Per questo motivo spesso l’individuo resiste a liberarsene.

Considerare la malattia come una fase di adattamento chiarifica quanto sia necessaria la sua esistenza: essa rappresenta un “momento flessibile” in cui la salute può ridisegnarsi verso un nuovo equilibrio.

Così il guarire significa non tornare allo stato di salute precedente ma darsi nuove forme di vita.

Autore: Manuela D'Eugenio
Data: 15-01-2021
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