La nascita di un bambino può essere una gioia ma richiede un impegno maggiore e anche capacità di adattamento, poiché le abitudini e la routine quotidiana cambiano e tutto ciò può determinare un certo livello di stress. Nei mesi successivi al lieto evento, oltre alle madri, anche i neo-papà possono sentirsi affaticati, tristi e sopraffatti dal nuovo assetto familiare e avvertire sintomi depressivi fino a sperimentare anche la depressione post-partum. Quest’ultima è una condizione poco conosciuta e spesso trascurata, ma negli ultimi dieci anni gli studiosi hanno visto che colpisce dal 4 al 25% dei nuovi padri.
I sintomi della depressione post-partum paterna sono simili a quelli della depressione post-partum materna e comprendono stanchezza estrema, irritabilità, persistente tristezza, mancanza di energia e difficoltà di concentrazione, possono presentarsi anche ansia, isolamento sociale e preoccupazione eccessiva. Spesso si evidenziano segnali da un punto di vista fisico come inappetenza o appetito eccessivo, aumento di peso, insonnia, eccessiva sudorazione e segni come impulsività, indecisione e comportamento di evitamento; nei casi più gravi anche abuso di sostanze e comportamenti violenti. Il sovraccarico mentale e fisico può così generare indebolimento emotivo e difficoltà nel legame con il bambino.
Recenti studi sui cambiamenti ormonali nei padri durante e dopo la gravidanza della partner hanno mostrato che gli ormoni hanno un ruolo importante nel rischio di depressione post-partum paterna. Nei neo-papà, il cortisolo, noto come “ormone dello stress”, tende a salire o a mantenersi normale, per favorire l’operosità nelle diverse attività della cura del neonato e rispondere con empatia e sensibilità alle sue necessità. Invece si è constatato che bassi livelli ormonali possono ostacolare la capacità di costruire un legame con il bambino, aumentando il rischio di depressione post-partum. I cambiamenti ormonali possono influenzare così il benessere psicologico del padre e la costruzione di un legame sano con il proprio figlio. Infatti nella depressione post-partum paterna c’è un basso livello di coinvolgimento del padre nelle attività che stabiliscono una relazione con il bambino e che hanno un impatto positivo sul suo sviluppo.
Molti uomini con la depressione post-partum non chiedono aiuto e sottovalutano il proprio disagio, anche a causa dello stigma sociale collegato a questo disturbo e per paura di esprimere le proprie difficoltà emotive, nel timore di sembrare “deboli” dinanzi agli altri.
E’ fondamentale perciò fornire un supporto che possa aiutare i papà a gestire lo stress dopo il parto e a condividere in maniera equilibrata le responsabilità con le compagne. Coinvolgere i padri in programmi di prevenzione della depressione post-partum e in percorsi sanitari, durante e dopo la gravidanza, è un intervento utile per preservare la loro salute psico-fisica. In situazioni più gravi è necessario chiedere un aiuto professionale che possa favorire il benessere personale e di conseguenza dell’intero nucleo familiare poiché la depressione post-partum paterna si può trattare con successo se viene affrontata.