La depressione è un’alterazione costante del tono dell’umore, che non è più influenzabile da eventi positivi e favorevoli, ma che si fissa verso il basso, perdendo così la sua flessibilità.
Nelle fasi più lievi lo stato depressivo può essere vissuto come incapacità di provare una risonanza affettiva o come accentuata labilità emotiva.
Nelle fasi acute, invece, il disturbo dell’umore si fa più evidente: si sperimentano vissuti di tristezza, sgomento, disperazione, perdita dello slancio vitale. Cresce il disinteresse per le normali attività e si vivono sentimenti di distacco e inadeguatezza nello svolgimento delle attività quotidiane, anche per il venir meno della propria energia fisica e psichica. Possono comparire sentimenti di autosvalutazione, disprezzo di sé, spesso accompagnati da un incessante pensiero su propri sbagli e colpe.
La percezione del tempo cambia…si ha la sensazione che la giornata sia interminabile, che tutto sia fermo e stagnante. Il futuro sembra privo di speranze e il passato vuoto e inutile.
Possono evidenziarsi anche:
una ridotta capacità di pensare e concentrarsi…
disturbi del sonno con insonnia o ipersonnia…
diminuzione dell’appetito…
agitazione o rallentamento psicomotorio…
La perdita di ogni speranza, la convinzione che non esista nessuna forma di aiuto o di sollievo per il proprio dolore possono portare talvolta a considerare la morte come unica via d’uscita. In alcuni casi la persona prima di togliersi la vita uccide le persone più care (figli, coniugi, familiari) per “risparmiare loro le sofferenze della vita”.
L’approccio psicosomatico alla malattia, in questo caso alla depressione, si differenzia dalle altre impostazioni poiché non si sofferma solo sull’eliminazione del sintomo e non mira a scoprire l’origine del disturbo, ma il significato che la depressione porta con sé nel qui e ora.
Anche U. Galimberti fa luce nella necessità di trovare il senso della depressione che arriva e a proposito afferma: “Affrontare la depressione con i farmaci significa toglierle la parola e proibirsi di capire la sua verità”.
Richiamando C.G. Jung, egli interpreta la depressione come un contenimento di energia, incapace di liberarsi. E’ importante perciò comprendere cosa impedisca a questa energia di liberarsi e quali siano i suoi significati.
Allora invece di guardare ai sintomi e al dolore in chiave negativa possiamo leggerli, come ribadisce anche R.Morelli, come il segno della nostra nuova rinascita, una nuova nascita che può essere compiuta attraverso il supporto della psicoterapia. Così il silenzio e il vuoto della depressione sono solo aspetti che precedono il processo creativo che avverrà all’interno della persona.