I sogni compaiono quando entriamo nel regno della notte, un regno dove spazio e tempo sembrano non esistere, le leggi della ragione si allentano, lasciando il posto a un’infinita libertà espressiva, di cui il sogno ne è il simbolo.
E’ stato visto che la nostra mente passa ogni notte almeno un’ora e mezza a sognare. Di norma si inizia a sognare dopo circa 70-90 minuti dall’addormentamento. La fase del sonno in cui compare il sogno è detta fase REM (Rapid Movement Eyes) o sonno paradosso, chiamato così poiché mentre il corpo è immobile, gli occhi compiono rapidi movimenti e l’attività cerebrale è molto simile a quella dello stato della veglia. Di solito al risveglio noi non ricordiamo che una minima parte dei sogni che facciamo, in genere il più recente…“I sogni vengono da quelle aree del cervello intessute di un’energia cerebrale più sottile, che vive agli antipodi del nostro Io e che crea incessantemente la nostra struttura più profonda, dove vive il nostro Sé, il nucleo, il centro di ciò che realmente siamo. Ma poiché il nostro nucleo, come le radici della pianta, ama restare invisibile, così i sogni non si palesano completamente alla nostra consapevolezza ma solo in piccoli frammenti di luce”. (Chiara Marazzina, “Il dizionario dei sogni”, 2014)
Nella tradizione antica troviamo “la signora della notte” a cui avevano dato il nome di Ecate, una divinità a due volti, spettrale e feconda, che crea e distrugge e mentre ci “annulla” nel sonno, “lavora” per farci rinascere. Durante la notte lei ci conduce in uno stato di coscienza diverso, in un territorio più profondo. Ci consente di attraversare quella porta che ci permette di accedere al mondo interno, la porta del buio che c’è dietro agli occhi chiusi. Entrando nel mondo dei sogni, entriamo in contatto con un mondo “parallelo” dove niente è come sembra e tutto può cambiare da un attimo all’altro. Il linguaggio dei sogni è il linguaggio dell’infinito e non risponde ai parametri spazio-temporali: si esprime attraverso simboli, parlando per metafore, è in grado di presentare sulla stessa scena elementi uguali e opposti, regalandoci visioni, consigli, immagini, soluzioni che vanno aldilà delle capacità della ragione.
Di notte, nei sogni compaiono immagini che vengono da un passato lontano, simboli, scene significative, personaggi mitici, animali fantastici o incontri di cui si era perso il ricordo…che possono “smuovere” emozioni nascoste, inquietarci, farci vedere la vita da una prospettiva diversa. Le immagini che incontriamo sognando o fantasticando ad occhi aperti ci aiutano ad oltrepassare il labirinto dei pensieri nel quale spesso ci ritroviamo, esse sono immediate e provenendo dalla nostra profondità sono la sorgente del nostro essere e della nostra unicità. E’ importante accoglierle e anche stimolarle poiché possono meravigliarci, darci soluzioni imprevedibili, farci vedere le cose come fosse la prima volta e soprattutto sono ottime alleate per tornare al centro di noi stessi.
Come ci ricorda C.G. Jung, discepolo di Freud e fondatore della psicologia analitica:
Anche S. Freud riteneva che i sogni fossero una finestra sul nostro inconscio e fu il primo ad utilizzare le immagini oniriche come strumento terapeutico, scrisse così nel 1899 il libro “L’interpretazione dei sogni”. E a proposito affermava: «La tecnica che sto per esporre si differenzia da quella antica in un punto essenziale: essa impone il lavoro dell'interpretazione al sognatore stesso, rifiuta di prendere in considerazione, per ogni elemento onirico, quel che viene in mente all'interprete e accetta quel che viene in mente al sognatore», (Freud S., “L'interpretazione dei sogni”, in "Opere").
Lo stesso R. Morelli, nel testo “Il linguaggio dei sogni” (C. Marazzina, 2013), ci ricorda del potere terapeutico dei sogni: “Il cervello si rigenera solo in profondità, nell’abisso della mente, nel regno della notte. Di notte l’infinito si prende cura di noi e approda allo spirito del profondo. C’è un terreno nascosto, un fuoco rigeneratore e creativo che abita le profondità del nostro essere. Non vive nel tempo e non lo capiamo, anzi lo fuggiamo, perché non ragiona con lo “spirito del tempo” in cui viviamo. Per questo arrivano i sogni, che sono i mattoni, le molecole dello spirito”.